Vaccino popolare

Ecco, il 2020 è passato e abbiamo iniziato il 2021. Lo so, non sembra sia cambiato molto, tra casi in aumento, restrizioni, lotteria dei colori… eppure una novità c’è. É iniziata la campagna vaccinale contro il COVID 19, anche in Italia.

I Paesi che hanno potuto somministrare ai propri concittadini le prime dosi, già a dicembre, sono stati Gran Bretagna, Cina, Emirati Arabi, Russia e Stati Uniti d’America. In Europa, e quindi in Italia, il Vaccine Day (il giorno simbolico in cui si è scelto di somministrare la prima dose negli Stati membri) è stato il 27 dicembre. Ma, dopo circa un mese dalle prime somministrazioni, come è la situazione delle vaccinazioni nel mondo?

Numero di dosi del vaccino Covid-19 ogni 100 persone

Come possiamo vedere dal grafico, le maggiori somministrazioni si registrano in Nord America e in Europa, con l’Africa che ha fornito dati solo nella giornata del 30 dicembre. (Non ci sono dati relativi all’Oceania).

La mappa, invece, ci mostra la situazione Paese per Paese:

Mappa con numero di dosi del vaccino per 100 abitanti. In verde scuro sono quelli che ne hanno somministrati di più; in bianco quelli che ne hanno somministrati di meno

Sembra ci siano diversi livelli di velocità della campagna vaccinale. E,  probabilmente, anche di disponibilità di vaccini.

Alcuni governi, infatti, hanno adottato la logica del “prima a me”. Una ricerca condotta a dicembre da Oxfam ha riscontrato che gli Stati più ricchi, che rappresentano solo il 14% della popolazione globale, avevano già acquistato il 53% delle dosi di vaccino messe a disposizione dalle cinque principali case farmaceutiche autorizzate alla produzione. L’Alleanza per il vaccino popolare (una rete di organizzazioni, tra cui Amnesty International, Frontline AIDS, Global Justice Now e Oxfam) denuncia che nel 2021 i Paesi più ricchi avranno a disposizione un numero tale di dosi da poter vaccinare, in media, tre volte la loro popolazione. Al contrario, se non vengono presi provvedimenti, 70 Paesi poveri potranno vaccinare solo una persona su dieci. Alla data dell’11 dicembre 2020, il 100% delle dosi di Moderna e il 96% delle dosi di  Pfizer/BioNTech erano state acquistate dai Paesi ricchi. Per contro, Oxford/AstraZeneca si sono impegnati a fornire il 64% delle loro dosi a popolazioni in Paesi in via di sviluppo. Tuttavia, nel 2021, potranno coprire al massimo il 18% della popolazione mondiale.

Questa visione in cui ognuno “guarda al proprio orticello”, non è solo umanamente deplorevole, ma dà prova di quanto immaturi possiamo essere. Infatti, di fronte ad una malattia globale, la risposta può essere solo globale. L’OMS prevede che per raggiungere la tanto desiderata immunità di gregge sarà necessario vaccinare almeno il 70% della popolazione.

L’attuale accaparramento dei vaccini compromette concretamente gli sforzi globali per assicurare che ogni persona, ovunque nel mondo, sia protetta dal Covid-19. I paesi ricchi hanno chiari obblighi sui diritti umani: non solo astenersi da azioni che potrebbero pregiudicare l’accesso universale ai vaccini, ma anche collaborare con e fornire assistenza a quei Paesi che ne hanno bisogno. Acquistando gran parte dei vaccini del mondo, i paesi ricchi stanno violando i loro obblighi: inizino a lavorare con gli altri condividendo le conoscenze, aumentando le forniture e aiutando così a porre fine alla crisi globale provocata dal Covid.19

Steve Cockburn, direttore del programma Giustizia economica e sociale di Amnsty International

Come fare allora per permettere a più persone possibili, indipendentemente dalla loro condizione sociale ed economica, di ricevere il vaccino e di godere pienamente di uno dei loro diritti fondamentali? Beh, alcune proposte esistono già….

Innanzitutto, gli Stati devono astenersi dal fare accordi bilaterali con le aziende farmaceutiche, che potrebbero usare i fondi governativi per mantenere i diritti esclusivi su un dato prodotto. Dovrebbero invece sostenere iniziative globali che cercano di promuovere un accesso equo al vaccino per tutti, come lo schema Covax dell’OMS. Quest’ultimo prevede di unire le risorse dei vari Stati e investirle nell’acquisto del maggior numero possibile di vaccini anti-covid, distribuendoli poi in modo giusto ed equo. 178 Stati hanno aderito allo schema Covax, tra cui anche l’Europa. Non l’hanno invece approvato Stati Uniti e Russia. Nonostante le lodevoli intenzioni sulla carta, l’iniziativa è già stata criticata, in quanto consente agli Stati più ricchi di poter chiedere dosi equivalenti al 50% della loro popolazione, mentre agli Stati meno abbienti solo al 20%. Gli Stati ricchi inoltre possono scegliere il vaccino che desiderano, pagando un prezzo più alto.

Secondo, l’Alleanza per un vaccino popolare chiede a tutte le aziende farmaceutiche che producono o stanno sperimentando vaccini anti-covid 19 di condividere la loro tecnologia, le loro scoperte e le loro proprietà intellettuali.  Avere i diritti di proprietà intellettuale significa che quell’azienda è l’unica che può produrre quel farmaco per un certo periodo di tempo e può stabilirne il prezzo. I diritti di proprietà inoltre, possono limitare la condivisione ad altre case farmaceutiche delle informazioni sulla ricerca; questo significa che se un’azienda farmaceutica scopre un nuovo vaccino efficace contro il Covid, ha il diritto di tenere le informazioni per sé. Per ovviare a questo comportamento, l’OMS ha creato un Pool di accesso alla tecnologia per quanto concerne il Covid (chiamato C-Tap), in cui le aziende farmaceutiche aderenti possono condividere informazioni e licenze sulle loro scoperte. Maggiore la condivisione, maggiore sarebbe la produzione di vaccini e i loro costi diminuirebbero. Purtroppo però, fino a dicembre nessuna azienda aveva ancora aderito al C-Tap.

Terzo, ogni governo, per scegliere quali categorie debbano avere la priorità nella vaccinazione, deve fare una valutazione sul rischio di contagio il più precisa e obiettiva possibile. Devono essere presi in considerazione fattori come le condizioni di vita, di lavoro, di salute, la possibilità di accesso ai servizi igienico-sanitari, ma anche limitazioni o violazioni dei diritti umani che pongono più a rischio singole persone o intere comunità. Per esempio, sono in maggiore pericolo di contagio medici, infermieri ed operatori sanitari in ospedale, ma anche il personale delle ambulanze o il personale addetto alle pulizie, coloro che si trovano in carceri sovraffollati o le persone che vivono in campi per rifugiati in condizioni insalubri, così come le persone anziane e quelle con patologie pregresse.

Se c’è una cosa che possiamo imparare da questa pandemia è che dobbiamo restare uniti, perché se lasciamo anche una sola persona indietro, l’effetto si ripercuote su tutti. Dobbiamo lottare tutti insieme per far sì che si possa realizzare concretamente quanto affermato nell’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo:

Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazion, alle cure mediche e ai srvizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà

Veronica, attivista del gruppo 028 di Amnesty Brescia

Fonti

https://www.amnesty.it/

https://ourworldindata.org/covid-vaccinations