Le rivolte di marzo: specchio della situazione drammatica delle carceri italiane

Tredici. Magari per tante persone questo non è altro che un mero numero, di fronte all’infinità di numeri pensabili. Quel numero, invece, rappresenta tredici persone detenute, private della propria libertà, morte a causa delle rivolte avvenute durante il periodo di marzo e sulla cui fine ancora non si è fatta del tutto chiarezza. 

Le rivolte sono avvenute principalmente tra venerdì 7 e lunedì 9 marzo, giorni che hanno preceduto la dichiarazione dello stato di emergenza e, successivamente, il fatidico lockdown.

In quei giorni, seppur pochi, si è scatenato il caos e il terrore: sono andate letteralmente a fuoco oltre 70 carceri cui vanno aggiunti 30 istituti penitenziari in cui si è manifestato in modo pacifico, su un totale di 189 prigioni sul suolo nazionale.

Sono due i principali fattori che hanno portato alle rivolte dei detenuti: il blocco dei colloqui con i familiari e il rischio di contagio all’interno delle carceri.

Per molti, purtroppo, questi episodi sono stati visti semplicemente come un attacco alla democrazia e dunque assunti come un motivo valido per usare maggiormente il cosiddetto “pugno di ferro”.

Queste rivolte, invece, per chi è attento e soprattutto non si limita agli stereotipi e ai pregiudizi che girano attorno alla realtà detentiva, appaiono come sinonimo di un’insofferenza e di un malessere che il sovraffollamento, le condizioni igienico-sanitarie inadeguate e la pandemia globale hanno fatto emergere ed esplodere in modo così drammatico.

Secondo Amnesty International, che si era già pronunciata sull’importanza di ridurre le tensioni all’interno delle carceri e informare i detenuti rispetto ai contenuti del decreto dell’8 marzo con “l’obiettivo di illustrare quelle che sono le finalità precauzionali delle limitazioni imposte”, risulta fondamentale prendere delle decisioni al fine di limitare al massimo il contagio all’interno degli istituti penitenziari, proprio in ragione delle critiche condizioni igienico-sanitarie e del sovraffollamento di molti istituti penitenziari.

Istituto penitenziario

Il sovraffollamento carcerario, però, non è una novità: il monitoraggio del sistema penitenziario italiano effettuato da Amnesty International nel corso del 2020 evidenzia che le tensioni presenti all’interno degli istituti di pena sono dovute “in gran parte alle condizioni insoddisfacenti di detenzione, che in qualche caso equivalgono a trattamenti crudeli, inumani e degradanti” e punta l’indice sulle “numerose denunce di maltrattamenti” ad opera di agenti delle forze dell’ordine e di polizia penitenziaria.

Nel 2020, la combinazione, che caratterizza la maggior parte degli istituti di pena, tra sovraffollamento e condizioni igienico-sanitarie inadeguate è apparsa come ulteriore aggravamento

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia

2017, altro numero estremamente significativo: dopo un iter parlamentare durato quattro anni, è stata finalmente approvata la L.110/17 la quale determina l’introduzione del reato di tortura nell’Ordinamento italiano, facendo leva sull’art. 13 della Costituzione italiana, unico articolo in cui si utilizza il verbo “punire”: è punita ogni forma di violenza fisico-morale nei confronti delle persone la cui libertà sia comunque limitata.

Inizialmente erano molte le reticenze su questa legge: “Non porterà a nulla, sarà inapplicabile…” Ma la realtà è che ci sono numerose inchieste riguardanti episodi di tortura all’interno degli istituti penitenziari: il caso più eclatante, e il primo sul suolo nazionale, è quello di Ferrara, dove un agente della polizia penitenziaria è stato condannato in rito abbreviato a tre anni per le torture a danni del detenuto Antonio Colopi.

Per chi crede fortemente nei diritti umani, la L.110/17 non può che essere vista come una conquista, che ci auguriamo possa far luce e portare a processo e determinare anche delle condanne, qualora dovessero essere confermati e comprovati i fatti denunciati.

Già quattrocento anni fa, il celebre filosofo francese Voltaire scriveva:

Non fatemi vedere i vostri palazzi, ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura ol grado di civiltà di una nazione

Voltaire

Un frase che sembra più moderna rispetto ai tempi contemporanei

Charlotte, attivista del gruppo 028 di Amnesty Brescia

Fonti

Covid-19: preoccupazione per la situazione nelle carceri italiane – Amnesty International Italia

Preoccupazione di Amnesty International Italia per la situazione esplosiva nelle carceri italiane – Amnesty International Italia

AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA E ANTIGONE: INACCETTABILE LA DEFINIZIONE DI TORTURA IN DISCUSSIONE AL SENATO