I cambiamenti climatici impattano i diritti umani

La città Tacloban nell Filippine completamente devastata dal Tifone Hayan (fonte: Russel Watkins/Department for International Development

Nel novembre 2013, il Tifone Haiyan si abbatté sull’Asia sud-orientale, in particolare nelle Filippine. Devastò totalmente molti territori causando in totale quasi 10.000 morti e lasciando milioni di sopravvissuti senza più una casa. Il Tifone Haiyan, conosciuto anche Super Tifone Yolanda, è uno dei più potenti cicloni tropicali mai registrati, forse il più potente. Questo genere di tempeste tropicali traggono la loro grande energia dal calore del mare. Siccome, solo dal 1980, la temperatura media globale della superficie del mare è aumentata di +0.5 °C, gli scienziati ritengono che uragani più intensi siano una diretta conseguenza dei cambiamenti climatici.

Tempeste, alluvioni, ondate di calore, siccità, fenomeni meteorologici sempre più estremi e frequenti, scioglimenti dei ghiacci, innalzamento del livello dei mari, desertificazione, perdita di biodiversità, incendi, migrazioni di massa, sono tutte conseguenze dei cambiamenti climatici già chiaramente visibili in molte parti del mondo, ma che rischiano di accentuarsi grandemente nei prossimi decenni. Negli ultimi 2.000 anni la temperatura media globale è stata pressoché costante fino all’ultimo secolo, quando il suo grafico mostra una marcata discontinuità cosiddetta “a mazza da hockey”, cioè un’improvvisa impennata della curva. Questa brusco incremento di temperatura, che oggi ha raggiunto circa +1.2°C, coincide storicamente, molto chiaramente, col diffondersi della rivoluzione industriale. Circa il 97% degli scienziati del clima concordano nel ritenere che il riscaldamento globale degli ultimi decenni è per la maggior parte causato dalle attività umane. L’origine fisica del riscaldamento globale è stata compresa dalla comunità scientifica solo verso l’inizio degli anni ‘60. Sono le emissioni dei cosiddetti gas serra, chiamati in maniera un po’ imprecisa anche col nome del loro principale componente CO2 o anidride carbonica. Questi gas provengono in massima parte dalla combustione di combustibili fossili come petrolio, gas e carbone, dalla deforestazione e dagli allevamenti intensivi.

Grafico della variazione della temperatura media globale della Terra negli ultimi 1000 anni

Per vari motivi, la società nel suo complesso ha cominciato a prendere consapevolezza del problema solo verso la fine degli anni ‘80. Nel 1988 fu formata da parte delle Nazioni Unite l’IPCC, Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, per studiare il riscaldamento globale. Le proiezioni dell’IPCC al 2300 prevedono che, continuando nelle emissioni di gas serra col “business as usual”, la temperatura media globale raggiungerà livelli che il pianeta non ha mai visto negli ultimi 50 milioni di anni, i cui effetti si potrebbero sintetizzare in linguaggio naturalistico con l’espressione “sesta estinzione di massa” (nella storia della Terra).

I paesi di tutto il mondo hanno cominciato a stendere e firmare trattati internazionali, il primo a Rio de Janeiro nel 1992, per limitare le emissioni di gas serra a livelli abbastanza bassi da impedire un’interferenza umana pericolosa negli equilibri climatici. L’ultimo di questi trattati internazionali è l’ Accordo di Parigi del 2015, firmato oggi da 195 paesi, che si sono impegnati a mantenere l’incremento di temperatura “ben al di sotto di 2°C” (meglio 1.5 °C) rispetto ai livelli pre-industriali. Tuttavia, i piani strategici che i singoli paesi (l’Unione Europea e l’Italia comprese) hanno stilato per raggiungere tale obiettivo, sono decisamente insoddisfacenti, tanto che si calcola – nella migliore ipotesi che i paesi mantengano le loro promesse – che l’incremento di temperatura raggiungerà al 2100 +3°C rispetto ai livelli preindustriali.

Le emissioni di gas serra e il conseguente surriscaldamento globale rischiano di avere effetti catastrofici non solo per l’umanità ma per tutto il pianeta, per tutti gli ecosistemi e molti altri esseri viventi “senzienti” oltre a noi. Riflettendoci, potrebbe sembrare un po’ utilitaristico, egoistico o meglio “specista”, preoccuparsi di fermare i cambiamenti climatici solo per evitare le loro conseguenze catastrofiche su di noi esseri umani, per di più dal momento che siamo stati noi a causarli!

Tuttavia il campo di lavoro, ricerca e azione di Amnesty International sono soltanto i diritti umani, come definiti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e quindi nel resto dell’articolo vedremo qual è il legame tra cambiamenti climatici e violazione di diritti umani.

Innanzitutto bisogna capire chi tra gli esseri umani subisce maggiormente gli effetti dei cambiamenti climatici. Al momento, infatti, i cambiamenti climatici non impattano in maniera uguale su tutta l’umanità, ma incrementano disuguaglianze e disparità di ogni genere. I paesi più sviluppati sono meno impattati dai cambiamenti climatici, anche se ne sono i principali responsabili. Ad esempio gli stati insulari sono particolarmente vulnerabili all’innalzamento dei livelli dei mari. Le classi più povere o le persone di colore sono più impattate, ad esempio in Nord America dove spesso vivono più vicino a impianti inquinanti. Anche le donne in generale sono più colpite, perché in molti paesi sono svantaggiate e marginalizzate. Certe comunità come quelle indigene sono particolarmente danneggiate perché vivono a più stretto contatto con la natura. Infine la disparità più grande che i cambiamenti climatici accentuano è forse quella tra generazioni: i più giovani ora e coloro che non sono ancora nati ne subiranno gli effetti peggiori se i governi non decideranno subito per azioni adeguate, decise e rivoluzionarie. 

Soprattutto per le categorie di persone enunciate, i cambiamenti climatici impattano e violano i seguenti diritti. Innanzitutto il diritto alla vita. Eventi meteorologici estremi e ondate di calore causano già migliaia di morti all’anno. L’OMS stima che tra il 2030 e il 2050, i cambiamenti climatici causeranno 250.000 morti ogni anno, solo per malnutrizione, malaria, diarrea e stress da calore. In maniera simile, i cambiamenti climatici violano il diritto alla salute. Ondate di calore e incendi portano rischio di lesioni, malattie e morte. La riduzione della produzione alimentare in certe regioni aumenta la malnutrizione. Entro il 2080, farebbero la fame 600 milioni di persone in più di quelle di oggi. Individui fragili come i bambini possono anche incorrere in problemi psicologici a seguito dell’avventarsi nella loro vita di catastrofi naturali. Viene anche impattato il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. Già oltre un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile, ma questo numero aumenterà coi cambiamenti climatici. Eventi meteorologici estremi danneggiano le infrastrutture idriche, contaminano le acque e contribuiscono alla diffusione di malattie. Infine un altro diritto violato è il diritto all’alloggio. Inondazioni, incendi, stanno già distruggendo le case di molte persone, mentre siccità, erosione e innalzamento dei livelli dei mari modificano progressivamente certi ambienti fino a renderli non più abitabili.

Tutti gli stati sono vincolati a impedire la violazione di questi diritti umani dalla legge internazionale sui diritti umani, oltre che dagli Accordi di Parigi. In particolare, nel gennaio 2020 con un’importante sentenza, anche l’ONU ha dichiarato che i governi, nel concedere il diritto di asilo, devono tenere conto delle violazioni di diritti umani causate dai cambiamenti climatici.

Anche le aziende, specialmente le compagnie di combustibili fossili hanno la responsabilità di ridurre progressivamente e azzerare le emissioni. Spesso questi attori non fanno abbastanza e, a volte, portano persino avanti campagne pubblicitarie di “greenwashing”, facendo credere a quelle tante persone che non approfondiscono oltre, di essere molto attenti e fare molto per l’ambiente, quando in realtà non fanno abbastanza.

È possibile azzerare le emissioni di gas serra e fermare i cambiamenti climatici: nel farlo non abbiamo niente da perdere ma solo da guadagnare. L’energia rinnovabile richiede investimenti, ma che in pochi anni sarebbero compensati da risparmi su consumo e importazioni di combustibili fossili e dall’incremento dell’occupazione. In occasione degli Accordi di Parigi, Amnesty International ha rilasciato una dichiarazione congiunta con l’associazione ambientalista internazionale Greenpeace, chiedendo insieme ai governi di tutto il mondo le cose seguenti.

  • Fare tutto ciò che è loro possibile per limitare l’incremento della temperatura media globale a 1.5 °C rispetto ai livelli pre-industriali
  • Azzerare le emissioni di CO2 al più tardi al 2050, eliminando per allora completamente i combustibili fossili e sostituendoli con le energie rinnovabili.
  • Realizzare tale completa conversione alle energie rinnovabili in maniera equa e rispettosa dei diritti umani.

Come con Greenpeace, Amnesty International continuerà a collaborare con altri vari gruppi e associazioni per fare pressione su governi e aziende che ostacolano il progresso, aumentando il suo impegno nel problema del clima che, come abbiamo visto, è inseparabile dalla tutela dei diritti umani. Nell’ultimo anno la priorità del mondo è stata comprensibilmente il contrasto alla pandemia di covid-19, tuttavia Amnesty International chiede che non si utilizzi la pandemia come scusa per non affrontare adeguatamente la crisi climatica, che rischia tra qualche decennio di rivelarsi una crisi ancora più tremenda di quella che stiamo vivendo ora.

Sulla questione specifica delle migrazioni di massa indotte di fatto dai cambiamenti climatici, Amnesty International chiede che venga riconosciuta giuridicamente come motivazione per ottenere lo status di rifugiato anche il cambiamento climatico.

Inoltre, Amnesty International si adopera nel proteggere e chiedere giustizia per i difensori dell’ambiente. Ad esempio chiediamo di firmare per proteggere Salomé Aranda, che lotta per difendere l’Amazzonia dalle compagnie petrolifere ed è stata minacciata per questo. Oppure chiediamo di firmare per liberare Clovis Razafimalala, condannato per aver cercato di difendere la foresta pluviale del Madagascar dal commercio illegale. Ancora, chiediamo di firmare affinché si faccia giustizia per Berta Cáceres, uccisa per aver organizzato una campagna contro il progetto costruzione di una diga che avrebbe impattato negativamente sul popolo Lenca in Honduras.

L’attivista Marinel Ubaldo (sul palco a sinistra), in un evento del gruppo 028 e gruppo giovani 107 di Amnesty Brescia al Caffé Letterario Primo Piano a Brescia, il 15 dicembre 2019

Un’altra difensora dei diritti ambientali è Marinel Ubaldo. Lei è una delle sopravvissute al tifone Haiyan, che l’ha lasciata senza casa. Marinel ha cercato di trarre un senso dalla sua tragedia diventando un’ attivista per il clima, come lei dice:

Adesso so qual è lo scopo della mia vita. Mi sono decisa a combattere, a ogni costo, per il futuro

Come gruppo locale di Brescia di Amnesty International abbiamo avuto la gioia di ospitarla con un evento nel dicembre 2019. È stato per noi bello sentire la sua testimonianza da una realtà solo apparentemente lontana, che ci incoraggia a impegnarci e batterci per difendere i diritti umani insieme ai diritti ambientali, come descrive Marinel:

Ho un fuoco dentro, che mi porta ad agire, a continuare ciò che faccio, perché uno non sa quanta influenza può esercitare, non sai che grazie a cò che fai riesci a stimolare tanta gente a fare le stesse cose. Quindi ogni passo, ogni azione individuale, sono importanti, perché è così che nasce un movimento grande

Daniele, attivista del gruppo 028 di Amnesty Brescia e volontario di Greenpeace nel gruppo locale di Bergamo

Fonti

Fonte NOAA, 2016 https://www.epa.gov/climate-indicators/climate-change-indicators-sea-surface-temperature#ref6 . Vedi anche https://www.lescienze.it/news/2021/01/13/news/ambiente_nuovo_record_nel_2020_per_il_riscaldamento_degli_oceani-4868179/

https://www.theguardian.com/world/2013/nov/12/typhoon-haiyan-climate-change-blame-philippines

https://news.ucsc.edu/2020/09/climate-variability.html?fbclid=IwAR2fpwHWFdA3DLV-BJv3Mq_5x9NXbsuTzLN6CUrmiFiu_lAefGuWlnwMHRM

Questa storica decisione rappresenta un precedente fondamentale che, per la prima volta, va nella direzione del riconoscimento della fattispecie del “rifugiato climatico”, i cui diritti devono essere tutelati in quanto tale

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2020/01/un-landmark-case-for-people-displaced-by-climate-change/

Italia 1.5 – Greenpeace Italia

https://www.amnesty.org/en/documents/pol30/3033/2015/en/

Incluso il gas che spesso viene spacciato per energia pulita o “male minore”, ma che comporta circa un terzo o la metà delle emissioni della fonte più inquinante il carbone.

https://www.amnesty.it/emergenza-climatica-agire-ora-leader-mondiali-non-usino-la-pandemia-come-scusa/

https://www.unhcr.org/en-us/5ad9f3cb7.pdf

https://www.amnesty.it/appelli/salome-rischia-ogni-giorno-la-vita/

https://www.amnesty.it/appelli/aiuta-clovis-difendere-la-foresta-del-madagascar/

https://www.amnesty.it/appelli/giustizia-per-berta/