Donne giuste in un mondo sbagliato

Io vincerò. Non subito, ma per sempre

Loujain Al-Hathloul

Le parole di Loujain Al-Hathloul hanno colpito tutti coloro che le hanno sentite pronunciare, tutti coloro che le hanno potute leggere su qualche libro, rivista o appello. La frase che racchiude la lotta di tutte le persone che decidono di intraprendere la lotta per i diritti umani in quei paesi dove tali diritti vengono quotidianamente violati. Le donne, soprattutto quelle che difendono i diritti umani, sono preziosissime pietre che troviamo sulla facciata del mondo e che devono – e dovrebbero – essere protette.

Le donne di cui parleremo in questo articolo sono state, tutte a modo loro, forze inarrestabili di speranza. Qualcuno direbbe “versioni ordinarie”, aggiungerei, “di anime straordinarie”. Sono state tutte e quattro forze incontenibili e inarrestabili, e hanno aperto la strada ad altrettante donne, altrettanto straordinariamente ordinarie, che hanno sentito il richiamo di ciò che era giusto e le hanno seguite nella loro lotta in difesa dei diritti umani.

Loujain Al-Hathloul venne arrestata nel maggio 2018 in Arabia Saudita con l’accusa di spionaggio in favore di una potenza straniera e cospirazione contro il regno saudita. Il 28 dicembre 2020 fu condannata a cinque anni e otto mesi di carcere. La realtà dei fatti, ben diversa, dimostrava che Loujain era una coraggiosissima difensora dei diritti delle donne alla guida, del diritto all’uguaglianza e alla giustizia delle donne in Arabia Saudita, il suo paese, la sua casa. Sottoposta a torture, maltrattamenti, violenza sessuale e isolamento, vittima di un accanimento da parte delle autorità saudite assurdo e ingiustificabile, Loujain è entrata a far parte in quegli individui che Amnesty International definisce, da tempo ormai immemore, “prigionieri di coscienza”.

Loujain, però, è riuscita a rispettare la sua promessa: ha vinto. E la sua vittoria ha portato tante altre donne saudite, che avevano seguito il suo esempio e i suoi passi, alla vittoria: basta una scintilla per far divampare un incendio. Loujain è stata quella scintilla per l’Arabia Saudita e ha permesso alle donne di vedere che la speranza nel cambiamento non è utopia: il 20 febbraio 2021 Loujain, dopo 1000 giorni di carcere, è stata liberata.

I finali sospesi, invece, lasciano sempre dell’amaro in bocca e son quelli che più spingono tutte e tutti noi a voler fare qualcosa, qualunque cosa ci porti a lottare al fianco di persone inconsapevolmente forti. Persone come Yasaman Aryani.

Aveva 24 anni quando la arrestarono il 10 aprile 2019. L’8 marzo dello stesso anno si era permessa, insieme alla madre, di attraversare gli scompartimenti della metropolitana di Teheran, in Iran, a capo scoperto per portare dei fiori alle donne nascoste dagli occhi altrui pieni di giudizio e morale, augurando loro una “buona festa della donna”. Un gesto che portò le autorità ad arrestarla per aver manifestato contro l’obbligo del velo per le donne che volevano scegliere liberamente cosa indossare. Yasaman è stata accusata di aver avuto contatti con le “forze straniere” e che queste l’avrebbero aiutata nel suo gesto di ribellione. Gesto che le costò una sentenza a sedici anni di reclusione.

Yasaman ha dato vita ad un movimento di protesta delle donne iraniane contro la pratica abusiva e discriminatoria del velo obbligatorio e, di conseguenza, le autorità iraniane cominciarono ad attuare gravissime e pesantissime repressioni. Tuttavia, molte donne iraniane ora guardano a Yasaman e alle altre come lei, in carcere per poter dare alle altre la possibilità di scegliere, con forza e stima, e non smettono di lottare per un mondo più giusto.

Come lei, in Iran, Nasrin Sotoudeh, avvocata e difensora dei diritti umani, sta scontando la sua pena che ammonta a trentatré anni di carcere e centoquarantotto frustate. Condannata per aver difeso il diritto delle donne di scegliere di non indossare l’hijab, fu arrestata il 13 giugno 2018. La sua pubblica opposizione alla pena di morte, inoltre, ha peggiorato lo stretto controllo che le autorità stavano portando avanti nei suoi confronti e l’accanimento verso le difensore dei diritti umani come Nasrin si è inasprito. Nemmeno lo sciopero della fame di quaranta giorni portato avanti da Nasrin per protestare contro le condizioni di detenzione dei prigionieri politici in Iran con lo scoppio dell’emergenza Covid-19 ha funzionato per garantirle rispetto. Il 2 dicembre 2020 è tornata in prigione dopo meno di un mese dal suo rilascio temporaneo.

Attualmente la richiesta di liberazione di Nasrin e Yasaman risuona in tutto il pianeta, molte e molti si sono attivati per gridare a gran voce la forza della giustizia e della verità. Così moltissime donne, seguendo gli esempi forniti da Sotoudeh e Aryani, stanno scontando le loro ingiuste pene nel nome della libertà di scelta.

E’ il coraggio che contraddistingue le donne descritte in questo articolo: il coraggio di affrontare la paura e di sconfiggerla nel nome di un cambiamento e di un mondo più giusto. Ed è per questo che la storia di Marielle Franco spicca, insieme alle altre fino ad ora raccontate, quando parliamo del coraggio di affrontare il mondo con occhi vigili e mente aperta. Marielle era stata eletta al consiglio comunale di Rio de Janeiro nel 2016 all’età di 38 anni anche grazie al suo impegno costante e fondamentale in difesa dei diritti umani. L’ingiustizia del mondo la opprimeva e le discriminazioni nei confronti dei giovani neri nelle favelas, delle donne, della comunità LGBT+ e di tutte le comunità più oppresse, erano diventate il cuore della sua intera lotta.

Essere una donna nera significa resistere e sopravvivere, ogni momento della nostra vita […] Negano la nostra stessa esistenza

Marielle Franco

Le parole di Marielle, nominata relatrice della commissione istituita dal consiglio comunale per monitorare l’intervento della polizia federale nell’ambito della sicurezza pubblica, erano volte a garantire, oltre alla tutela dei diritti umani, lo stato di diritto.

Era in programma il suo matrimonio con Mônica Benício, sua compagna di vita da già quattordici anni, quando uccisero Marielle. “Per anni non abbiamo potuto vivere la nostra vita in libertà. Temevamo i pregiudizi sociali, temevamo la reazione dei nostri amici e delle nostre famiglie, temevamo soprattutto la nostra paura. Potevano due donne, nate nelle favelas, vivere insieme?”. Ed era con la consapevolezza che ognuno dovrebbe essere libero che Marielle conviveva ed era per la giustizia, l’uguaglianza e la libertà che Marielle lottava.

Le parole, le azioni e la predisposizione di Marielle alla difesa degli oppressi avevano scavato così a fondo nella società che portarono la sua vita ad interrompersi proprio nel momento in cui il bisogno di lei era più forte di qualunque altra cosa. E con quel sorriso, stampato sulle fotografie, pieno di dolcezza e forza, Marielle ci permette di credere che, nonostante tutto, le cose possono essere trasformate. E’ quel sorriso che ci fa capire che possiamo cambiare il mondo, che possiamo proteggere chi questo mondo sta già provando a cambiarlo. La sua storia, però, non è finita nel momento dell’addio di Marielle, ma continua a vivere in Mônica e in ognuna delle persone, donna, uomo o bambino, che prenderà posizione dalla parte dei diritti, per un mondo in cui ognuno deve e può vivere in libertà.

Ogni giorno affrontava il mondo a viso aperto stringendo le mani di tutti. Lute como Marielle Franco

Così la descrive Mônica che ci chiede di continuare a lottare per Marielle, così come farà lei: “Lute como Marielle Franco”. Lottiamo come Marielle, con Marielle e per tutte le Marielle.

Sono le donne giuste nate in un mondo sbagliato che permettono al mondo di guardare nella loro direzione facendo luce sulle ingiustizie del loro angolo di pianeta. Sono le donne giuste nate in un mondo sbagliato, le cui idee vengono espresse con poche parole ma con anime feroci, i fulmini che squarciano il cielo quando è tutto buio e non si riesce a vedere più niente. Sono queste donne, le quattro prima descritte insieme a tantissime altre che nemmeno una vita basterebbe a descriverle, che ci permetteranno di trovare la direzione giusta, basta imparare ad osservare il peso dei loro passi sul sentiero e ad ascoltare i loro silenzi che urlano parole nuove.

Chiara, attivista del gruppo 028 di Amnesty Brescia

Fonti

https://www.amnesty.it/appelli/loujain/

Arabia Saudita, finalmente libera Loujain al-Hathloul. Amnesty International: “Ora nessun’altra misura punitiva” – Amnesty International Italia

Firma per Yasaman (amnesty.it)

Libertà per Nasrin – Amnesty International Italia

Iran, Nasrin condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate (amnesty.it)

Firma per Marielle – Amnesty International Italia

“Write for rights 2018”: la maratona globale di azioni urgenti è per le donne (amnesty.it)

Noury R. (2020). La stessa lotta. La stessa ragione. Storie di donne per i diritti umani. Milano: People s.r.l