Bambini che uccidono per non essere uccisi

1 bambino su 6 – 415 milioni di bambini oggi vivono nella guerra 

Secondo l’ultimo report di Save the Children (Stop the war on children, 2020) sono questi i numeri dell’attuale catastrofe umanitaria, che nega a milioni di minori i principali diritti umani.

Nigeria, Messico, Repubblica Democratica del Congo e Afghanistan sono i Paesi con il più alto numero di bambini che vivono in situazioni di conflitto; ma è l’Africa a registrare il valore assoluto più alto: 1 bambino su 4 vive nella guerra. 

Bambini che vivono nella miseria, spesso rimasti orfani e logorati da fame e malattie, vittime dirette e indirette dei conflitti e, nel peggiore dei casi, della guerra i bambini diventano parte integrante.

Un bambino soldato è una persona sotto i 18 anni di età, che fa parte di qualunque forza armata o gruppo armato, regolare o irregolare che sia, a qualsiasi titolo – tra cui fa parte i combattenti, i cuochi, facchini, messaggeri e chiunque si accompagni a tali gruppi, diversi dai membri della propria famiglia. La definizione comprende anche le ragazze reclutate per fini sessuali e per matrimoni forzati.

UNICEF

Nel report sopracitato si stima che dal 2005 al 2018 siano stati arruolati 65.081 bambini, rapiti o ingannati, usati come combattenti o come scudi umani, vittime di abusi sessuali o sfruttati per il trasporto di esplosivi o come kamikaze. 

Accade in 18 Paesi: Afghanistan, Camerun, Colombia, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, India, Iraq, Mali, Myanmar, Nigeria, Libia, Filippine, Pakistan, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Siria e Yemen.

La generazione perduta nella Repubblica Democratica del Congo 

Critico è il caso della Repubblica Democratica del Congo (RDC), la cui storia passata e recente è intrisa di violenze, corruzioni, guerre civili ed epidemie.

Luogo paradossale in cui ricchezza e miseria coesistono e dove, come estrema conseguenza, i bambini non sono più tali. 

La ricchezza della RDC è rappresentata dal suo sottosuolo, colmo di oro, diamanti, argento, ma soprattutto di petrolio e di coltan, quest’ultimo infatti è ad oggi considerato il prodotto più prezioso, in quanto materia prima indispensabile nell’industria della telefonia.

Il tesoro congolese fa gola a tutto il mondo, e il sistema statale nazionale, precario, fragile e disorganizzato, non riesce a gestire la contrapposizione tra bande criminali. Gruppi armati pronti ad ogni genere di atrocità per impossessarsi delle risorse e avviare così traffici con le multinazionali occidentali. 

L’altro volto del Paese, diretta conseguenza dei conflitti per l’accaparramento della ricchezza, è la miseria più assoluta. La popolazione civile è schiacciata da scontri pluriennali tra esercito e bande, logorata dalla piaga dell’analfabetismo e dalle epidemie che le istituzioni non riescono a contenere. Il paese registra uno dei Pil pro capite più bassi del mondo e si stima che più della metà della popolazione viva in uno stato di assoluta povertà. 

Si muore di fame, si muore di malattia, si muore per i mitra, si muore per la propria religione, si muore nelle miniere. 

E i bambini?

I bambini pagano il prezzo più alto. Visti come unica risorsa dalle famiglie ridotte all’osso vengono ceduti alle bande per lavorare fino a 12 ore nelle miniere: migliaia di bambini costretti a scavare a mani nude per raccogliere il coltan radioattivo, rischiando ogni momento di essere risucchiati dal fango e sparire in un secondo. 

Ma per Bertine (13 anni) è stato diverso, Bertine è una bambina soldato

Quando siamo andati a combattere, noi [ragazze] siamo state messe in prima fila mentre gli uomini si sono posizionati dopo di noi. Eravamo armate di machete e coltelli

L’idea di un gruppo di ragazzine schierate in prima fila quale immagine di uno scontro armato non è un’eccezione, è lo scenario tipico dall’insorgere nel 2016 della guerra civile nel Kasai, regione centrale del Paese. Bertine e le sue compagne non sono le uniche, secondo un rapporto dell’UNICEF (2018) si stima che il 60% dei gruppi armati siano composti da minori. 

Bambini e bambine, rapiti e reclutati con la forza per “difendere il proprio paese”. Ma la disperazione non ha limiti, e molti minori vengono convinti dagli stessi genitori e parenti a prendere parte ai combattimenti

Bambini soldato (Amnesty International)

Come Aaron (16 anni) convinto dal padre ad unirsi alla guerra facendo leva sulla partecipazione degli amici del ragazzo, o Vera (15 anni) coinvolta dal nonno che era a capo di un centro di iniziazione. L’incubo dei bambini sembra senza fine, strappati dalla comunità vengono reclusi in centri appositi per la loro preparazione alla guerra, una preparazione che però fa leva solo sulla loro fragilità e ingenuità. 

Come riporta Amnesty International i bambini sono costretti a bere pozioni segrete, alcool, mangiare insetti vivi con la promessa che “diventeranno impermeabili ai proiettili”, dopo i rituali vengono mandati a combattere.

Siamo andati in battaglia con le scope…., ci ha detto (Papa Dieudo, uno dei leader del gruppo armato) che se avessimo scrollato la scopa davanti a un soldato, la sua testa si sarebbe tagliata. Ho scosso la scopa diverse volte, ma non ho mai visto nessun soldato morire

Marine (14 anni)

La disumanità non è però limitata al campo di battaglia, come racconta Christelle (17 anni):

Tutte le sere le ragazze sopravvissute ai conflitti venivano stuprate ripetutamente dai dirigenti dei centri di iniziazione

Cosa resta a questi bambini quando gli spari si placano? 

Le loro vite vengono spezzate nel momento stesso in cui vengono arruolati, da lì solo violenza, punizioni, stupri, e un’unica regola: uccidere per non essere uccisi. 

Gli ex bambini soldato affronteranno le conseguenze dei conflitti per tutta la loro vita, tra danni fisici e problemi mentali (tra i più diffusi ansia, depressione e disturbo da stress post traumatico), ma il vero problema è il mancato reintegramento nella società. 

Spesso durante la guerra i minori perdono i contatti con la famiglia, ritrovandosi in molti casi alla fine del conflitto in altre regioni: diventano così bambini senza patria e senza prospettiva, macchiati dallo stigma e che non riusciranno ad essere identificati in nuovi ruoli. 

Un ulteriore problema è quello di bambine e ragazze date in spose ai combattenti o sfruttate come schiave del sesso, che alla fine della guerra vengono considerate ormai “impure e disonorevoli”. Vengono così allontanate dalla comunità e, se rimaste incinta, sono costrette a crescere da sole i “figli del demico”, dando quindi avvio a un’altra generazione di esclusi e dimenticati

L’appello di Amnesty International

Il reclutamento di bambini è una grave violazione dei diritti umani, nello specifico del diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza, del diritto all’istruzione, alla salute e allo svago (Dichiarazione Internazionale dei Diritti Umani). 

Amnesty International chiede che il governo della RDC adotti misure efficaci per proteggere i minori dal reclutamento forzato o volontario o dall’uso nelle forze armate e altri abusi da parte di tutte le parti coinvolte nel conflitto; e che assicuri agli ex bambini soldato programmi di sostegno a lungo termine funzionali al loro reinserimento nella comunità.

Firma anche tu l’ APPELLO per contribuire alla lotta contro questo atroce crimine di guerra, per salvare migliaia di bambini e bambine da una vita di violenza, isolamento e di paura.

Elisa, attivista del gruppo 028 di Amnesty Brescia

Fonti

L’APPELLO: L’infanzia rubata dei bambini soldato – Amnesty International Italia

7.Bambiniguerra_20.pdf (d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net)

stop-war-children-2020-gender-matters.pdf (savethechildren.it)

I bambini in guerra | unicef.ch

Bambini soldato | UNICEF Italia

Oltre 24 milioni di bambini in zone di conflitto soffrono le conseguenze della guerra | Save the Children Italia

Repubblica Democratica del Congo: 400.000 bambini rischiano di morire di fame dopo la fuga dal conflitto brutale nel Kasai | Save the Children Italia

Bambini soldato, un’emergenza umanitaria per migliaia di minori tra Africa e Medio Oriente (12/02/2021) – Vita.it

Bambini reclutati come soldati: rapiti e utilizzati dai gruppi armati anche a 6 anni | UNICEF Italia